Bellezza, Respiro dell'Estasi

Tre testi di Adi Da Samraj

Il Giardino Perfetto
1.

Alcuni giapponesi praticano perennemente una forma speciale di ascetismo, incluso la coltivazione di alcuni fiori perfetti – come il crisantemo. E nella sera davvero speciale in cui uno specifico crisantemo sta per raggiungere la perfezione, ed esattamente in quella stessa sera – con la luna piena, con la notte e il tempo in perfetta congiunzione e armonia – il trionfante giardiniere inviterà gli amici nel suo giardino, per ammirare lo sbocciare perfetto di quel fiore e per parlarne estaticamente tutta la notte, insieme alla perfezione di ciò che è perfetto, quando tutto succede nello stesso momento.

E tutti i presenti che ammirano estatici bevono semplice tè verde, per mantenere il fiorire di quella notte di perfetta congiunzione – prima che quel momento venga risucchiato dal tempo. E tutti si muovono in leggera armonia con quella notte rara e preziosa. Emozionati! Solo per il fatto di essere là, in quella fragile coincidenza di perfezione naturale. Anche io ho Realizzato una notte di quella stessa perfezione – ma spontaneamente, non preceduta da alcun progetto. Quell’incanto infinito successe spontaneamente. Posso raccontarvelo ora, se volete.

Ricordo quella volta, poco prima che la mia adolescenza si esaurisse – poco prima che il mondo entrasse in casa mia.

In quel tempo avevo, da qualche anno, un amico casuale: Leland Stocking. Era di famiglia ricca – e voleva che lo chiamassimo “Butch”.

“Butch” Mi disse un giorno che doveva accompagnare la sua ragazza, la sua fidanzata, in un posto in campagna, dove avrebbe ricevuto una certa formazione come infermiera professionale. Mi chiese se volevo andare con loro in quella gita – e portare una ragazza, se volevo.

Risposi che sarebbe stato divertente. E così andai con “Butch” e la sua ragazza, Lorna Lambs. E invitai anche, giusto per quella occasione, una fanciulla che conoscevo: Rosalie Bliss. Rosalie non era la mia ragazza, era un’amica – e anche a lei piacque l’idea di una scampagnata in auto. E così, “Butch”, Lorna, Rosalie ed io arrivammo all’ospedale psichiatrico – distante un’ora circa dalla città. Lorna sarebbe entrata nell’ospedale per la formazione – e quindi non sarebbe rientrata con noi.

Arrivammo dopo un’ora e mezzo. “Butch” accompagnò Lorna all’interno per la registrazione. Insieme a Rosalie cominciammo a girare nel parco dell’ospedale. Giusto in attesa che “Butch” fosse pronto a rientrare in città. Tutti e due pensavamo che dopo al rientro in città, non ci saremmo più rivisti – salvo il probabile caso che Lorna e “Butch” si sposassero. A parte quello, il nostro incontro sarebbe stato solo casuale, e quindi breve – completamente libero da eventuali “addii” e separazioni tristi. Con queste premesse, cominciammo a passeggiare nel parco, con i suoi vialetti curatissimi dedicati agli “Stati Mentali” dell’ospedale. Nessuno ci dette informazioni sui percorsi. Passeggiavamo senza una precisa direzione, senza una mappa, un itinerario da seguire, e senza aspettarci niente.

Comunque, e per puro caso, entrammo in un giardino appartato. Pensammo immediatamente che fosse destinato ai degenti ospedalizzati. Perché non sedersi per un pò? Rosalie ed io scegliemmo per questo una panchina in pietra, nel giardino appartato per i degenti squilibrati in cura. Era assolutamente un giorno perfetto per essere in quel giardino. Era completamente fiorito, in quel mese di giugno. Fresco e permeato da fragranze e quiete floreale. Il giorno si stava spegnendo in una luce pastello e nel silenzio di una tiepida temperatura. Ogni pianta, ogni cespuglio, ogni albero erano carichi di fiori. Tutto il giardino era disegnato con forme e spazi leggeri, quasi soffici, con angoli rotondi e piante scolpite da eleganti giardinieri. Una specie di “Alice nel paese delle meraviglie” se non addirittura uno dei giardini reali della Francia. Fiori ovunque e ovunque sedili per contemplarli.

Nel preciso istante in cui ci sedemmo, ogni pensiero sembrava sommerso. Improvvisamente, mi ritrovo in questo giardino infinitamente fragrante con Rosalie, che è completamente una sconosciuta per me. La luna è piena, e il giardino è Completamente “Luminoso”. Improvvisamente, è follia! Dimentichiamo il tempo e passeggiamo in sentieri sconosciuti al pensiero. Il giardino stesso diventa unico sentiero e unica forma di quella Notte Perfetta. Il giardino si sostituisce ai nostri nomi. Il giardino si dimentica dei nostri corpi in quel labirinto di sentieri senza nome e di fiori coperti di luce lunare. Sentiamo di crescere con i fiori. Il giardino si prende la cura di perfezionarci, di renderci pieni di Gioia, tangibile e muta.

Rimanemmo in quel giardino forse per dieci ore, nella notte ormai profonda. Solo il giardino era un happening. E il giardino divenne noi. E il giardino si rivelò come un Incanto, in quella notte di Luna piena, in quel giardino chiuso di Rosalie.

Vagammo in quell’Incanto privo di idee, in quei sentieri di un sentiero chiuso. Incanto di estasi, pieno di amore non detto, non limitato, non sessuale, e appassionato.

Rosalie ed io non avemmo nessun contatto sessuale fra noi. Come ho detto prima, non c’era mai stato un rapporto di sesso fra noi, e non ci fu nemmeno in quella notte. Tuttavia, in quella estasi improvvisa, ci amammo liberamente, senza la minima spiegazione.

Ogni tanto, i passi rallentavano nei sentieri del Giardino per addolcire gli abbracci, e anche per accompagnare qualche lacrima, in quella pienezza di gioia, libera dal sé. Ogni tanto, quasi per incanto, le mie labbra sfioravano le sue. Forse, dei giardinieri strani avevano seminato alcune piante Spirituali, lungo il percorso dai “Luminosi” recinti che si aprivano ai nostri passi e al nostro stupore.

Sentivo la presenza di altre creature intorno a noi, invisibili ali nascoste e compiaciute nel guardarci.

Ma niente appariva alla vista: tutto era Silenzio costante. Neanche i grilli osavano cantare per affermare la loro presenza. Ogni cosa e ogni essere sembravano osservare un tacito ma gentile rispetto per l’incanto e la gioia del cuore.

A notte ormai sul finire, poco prima dell’alba, e giusto un momento prima che la perfezione stessa iniziasse a sfumare quella Beatitudine di fiori, “Butch” ritornò.

Senza scambiare una parola, “Butch”, Rosalie ed io portammo i nostri silenzi sulla macchina. Ritornammo in città nel totale silenzio di ognuno, non una sola parola di spiegazione, nessun ordinario commento che ci riportasse nella nostra ordinaria “piccola” dimensione.

Una volta in città, ci separammo. Per prima Rosalie, alla porta di casa sua. Poi fui io a scendere, all’angolo di una strada vuota e senza nome della città. Ci lasciammo in silenzio. Nessuno di noi si aspettava di vedere di nuovo gli altri due.

Mi successe d’incontrare nuovamente Rosalie una sola volta. Alcuni anni dopo. Mi trovavo su un treno della sopraelevata. Opposta al mio sedile notai una donna giovane, non del tutto familiare. Era Rosalie Bliss – che non mi era “familiare”, neanche quella volta.

Mentre il treno continuava la corsa, Rosalie si accorse di me. Ci guardammo per un pò, sempre in silenzio, anche dopo quegli anni. Nessuno dei due aveva qualcosa da dire all’altro/a. In vero, quello che ognuno di noi due sapeva, non poteva essere espresso con parole. Il cuore perfetto non può mai parlare di cose perfette. E quindi, nessuno dei due disse una sola parola.

Le poche cose che avremmo potuto dire sarebbero state qualcosa come “Cosa hai fatto in tutto questo tempo?” o cose del genere.

Niente a che fare con “Quello” che era successo. “Quello” era una cosa troppo perfetta. “Quello” non ha niente a che fare con “qualcuno” o “qualcun’altro”.

C’era stata una sera, una volta. Una sera che avrei voluto prolungare e ripetere per sempre. Ma quello, ovviamente, non era possibile. La perfezione non ha inizio e non ha fine. E non è “qualcosa” che possa succedere nello “spazio” o nel “tempo” o nello stesso tempo di un qualche “punto di vista”. L’Implicito Incanto Che É Perfetto, É un Dono Divino. E succede una “volta sola” e da quella É per sempre. E nessuno può mai lasciare quel “Posto” Che Non-Accade, ma Che É sempre il Perfetto Stato dell’Essere.

The Vanished Garden of Cordoba
2.

Ah, I long for the vanished gardens of Cordoba, where no thing hangs or rises up desirous to be sucked in or forced out, where all beings are sublime, tasting only the nectar of Love-Bliss in their mouths, their tongues clinging to the robbery of their tooth-hood only for Happiness, without the slightest thought of self, without the slightest thought of clinging to another. Such Bliss is not heaven! It is nowhere, nowhere at all, not then, not now, not in the future. Such Bliss has never been experienced by beings at all except in their moment of vanishing when they slide upon the Light from which forms are made.

The translation is followed by a liberal interpretation of the original test.

Gli Svaniti Giardini di Cordoba

Bramo gli svaniti Giardini di Cordòba 
e assaggio solo il nettare
di Amore-Beatitudine:
le labbra stupefatte dalla Gioia,
nessun pensiero del sé,
nessun pensiero di stringersi all’altro.
Beatitudine senza alcun paradiso,
senza alcun luogo in assoluto,
non ora, non allora ne mai.
Nessun essere l’ha mai vissuta se non
nel momento in cui svanire
scivolando sulla Luce
di cui la forma è fatta.
Senza alcuna esperienza
presunta o conosciuta,
c’è solo l’Infinita Beatitudine della Luce.

Avete Mai Assaggiato la Luna?
Adi Da Parla ad un gruppo di devoti
3.

Mi sono sempre ribellato ad ogni forma di astrazione. Ho conosciuto la luna e i fiori, ne ho sentito il loro profumo, libero da ogni pensiero.  Quando qualcosa si trova lontano da voi, investite in quella solo qualcuno dei vostri sensi. Io investo tutti i miei sensi nella percezione di ogni cosa, di qualunque cosa. Ascoltate quello che vi dico perché c’è un segreto profondo da scoprire. La luna è distante e segue le sue fasi. Fondamentalmente, voi mettete in azione soltanto l’organo della vista nella vostra percezione della luna. E lo fate solo raramente. Non guardate molto spesso la luna, in ogni caso non la guardate ogni sera. . Quando concedete la vostra attenzione alla luna, impegnate solo l’organo della vista. Perché non con tutti gli altri organi? Con il tatto per esempio.

O con l’olfatto: annusatela! O anche, perché non ascoltarla? Oppure assaggiarla? La guardate soltanto. Avete mai pensato a quello che vi dico? Io ho annusato la luna, e ho fatto anche qualche complimento alla sua fragranza. Sono  sicuro di averla ascoltata qualche volta.  Attribuite arbitrariamente dei limiti alla percezione dei vostri organi nel contesto di tutti gli aspetti della vita. E lo fate arbitrariamente, lo capite? E infatti non siete capaci di ascoltare la luna. Riuscite solo a vederla, ma non riuscite ad annusarla, ad assaggiarla, a toccarla. In generale, non vi va neanche di parlare alla luna. Sono tante le cose che non fate. E con la luna, al massimo, siete solo capaci di guardarla. E neanche tanto spesso. E anche se la guardate,  in realtà “non la vedete”. In sostanza, non la sentite! Avete letto troppa propaganda “scientifica”, o visto troppi programmi alla TV.  Senza saperlo, avete separato voi stessi dalla luna. Avete sistematicamente di-sensibilizzato voi stessi dalla luna.

Avete propagandato voi stessi a stare al di fuori dalla partecipazione diretta con la luna. É così fra la luna e voi, o no? É così, assolutamente. Usate quel metro di giudizio per “considerare” quanto e come avete usato il vostro ingegno per separarvi da ognuno e da ogni cosa, in questo momento stesso. “Ascoltate la luna”. Questo è un Consiglio-Insegnamento di Saggezza Sufficiente e non inferiore a nessun altro. E allora ascoltatelo e poi mi direte. Annusatela, ditemi come vi sembra dopo averla stretta nella vostra mano. Investite totalmente il vostro corpo in tutte le vostre possibili percezioni, con la vostra sentita partecipazione e osservazione e comprensione dal cuore del come considerare la vostra vita. Perché state arbitrariamente auto-limitandovi nelle vostre potenziali capacità percettive. Avete ritualizzato la vostra vita a un tale grado da investire voi stessi, arbitrariamente e piuttosto automaticamente, solo a livello parziale in tutto quello che si manifesta, in ogni momento. Tutto è diventato in voi una astrazione “oggettiva”. Conseguentemente a quella, avete arbitrariamente deciso di non annusare mai la luna, mai ascoltarla, assaggiarla o toccarla, mai ad abbracciarla e neppure a partecipare col vostro cuore alla sua esistenza, mai, quindi, a sentirla interamente. Quasi mai l’avete osservata pienamente, e se mai lo aveste fatto, non ci avreste partecipato con la vostra libera e non-ostacolata attenzione, Perché? Perché??? Non aspetto da voi una risposta. Confrontatevi a risolvere  questo puzzle e con i limiti che avete assunto. Osservate come scegliete sempre di fare la stessa cosa, tutti i giorni, tutte le notti, con tutti e con tutto.